La Tenuta

Risalente alla prima metà dell’ottocento, la tenuta Moscamento, interamente in pietra lavica, con i suoi archi a tutto sesto, le sue stalle ed i suoi locali, ospitava il proprietario terriero come d’uso al tempo, fornendogli un appoggio fisso durante tutto l’arco dell’anno, così da permettergli di seguire il processo di lavorazione delle sue uve annata per annata in ogni suo momento. Oggi la tenuta grazie ad una sapiente opera di recupero e ristrutturazione vede una nuova vita. La cantina etnea oggigiorno è il perfetto esempio di fusione armonica tra l’antica sapienza strutturale di un tempo ed il moderno progresso tecnologico nella vinificazione. La struttura dopo il recupero infatti, mantiene le sue fondamentali caratteristiche originarie: l’esposizione verso nord, il parziale interramento e le spesse mura in pietra lavica sormontate dal tipico tetto di tegole in terracotta permettono ancora un ottimo controllo interno termoigrometrico.

Il Vigneto

A circa 650 metri al di sopra del livello del mare sorge il nostro vigneto, ai piedi del vulcano, giornalmente inondato dal caldo sole di Sicilia. La coltivazione ad alberello, con un sesto di impianto 1:1, ne permette l’esclusiva lavorazione manuale durante tutto l’arco dell’anno, dalla potatura alla raccolta. In questo contesto l’impatto ambientale risulta minimo per una coltivazione che si è interlacciata con il territorio stesso attraverso il tempo.

La maggior parte della nostra coltivazione è composta da viti autoctone di Nerello Mascalese, accompagnate da un più ridotto accostamento di Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto, circondate da alberi da frutto e fiori i quali tendono a ritornare prepotentemente nei nostri prodotti finiti.

Ulteriori specie quali la Minnella, la Moscatella dell’Etna, il Grecanico e la Coda di Volpe si affiancano alle coltivazioni principali, testimoni della varietà etnea in epoca pre-fillosserica. Queste viti hanno alle loro spalle una media di 80 anni di produzioni, ma vi è anche una nutrita presenza di soggetti ultracentenari, capaci di donare ogni volta un’annata diversa dalla precedente. La nostra opera è da sempre indirizzata a sfruttarne appieno le potenzialità, in vista di un’elevata esperienza dello stesso concetto di Etna D.O.C.

Il Palmento

Il torchio, di antichissima origine, continua ad imporre la sua presenza all’interno del palmento, invariato attraverso i secoli. Catone il Censore fu uno dei primi a descriverlo nel suo “De Re Rustica” come una sapiente macchina in legno e pietra mossa dai vectarii, all’epoca addetti ai lavori. Anche in questa struttura domina la pietra lavica, non solo nelle mura che la sorreggono, ma anche nei canali e nelle vasche alla sua base, passaggio obbligato del vino nella produzione di un tempo. La nostra tenuta offre servizi quali degustazioni e visite guidate della struttura e del vigneto. Recupererete sensazioni perdute facendovi accompagnare in un viaggio lungo la strada del vino.

Il Territorio

Il territorio etneo possiede da secoli le sue vigne, custodite dall’Etna, dalle quali è circondata. Lo stretto rapporto che è andato creandosi attraverso il tempo tra gli elementi che caratterizzano queste terre e le uve che le sormontano ha a sua volta creato un terroir unico nel suo genere. Giá Andrea Bacci, nel sedicesimo secolo nella sua “De naturali vinorum historia”, fa notare come le caratteristiche dei vini etnei siano strettamente correlate alla terra di origine vulcanica dalla quale sorgono le viti da cui derivano, una terra ricca di scheletro e sostanza organica, affacciata sul mar Ionio a centinaia di metri di altitudine.

Nominato nel 2013 dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, il Parco dell’Etna con le sue decine di migliaia di ettari ne rappresenta il cuore pulsante.

Oggi, emblema di un vasto sviluppo, la Strada del vino dell’Etna, con la presenza delle sue numerose cantine lungo tutti i suoi snodi, si pone come il simbolo della grande opera dei viticoltori etnei.

L’armonico inserimento di queste strutture all’interno del territorio è la testimonianza di un antico e profondo rispetto, oltre che di una grande dedizione, alla terra che ci ospita così generosamente.

 

“Dare nuova luce al territorio”

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